domenica 29 luglio 2018

Lui, Io, Noi

"Lui, io, noi" il libro, edito da Einaudi, che racconta la storia d'amore tra Dori Ghezzi e Fabrizio De André, l'ho finito di leggere in questa calda giornata estiva. Anche se non aggiorno spesso il mio blog, al suo interno amo parlare di libri, forse perché tra i libri ci sono cresciuta o semplicemente perché penso che essi siano parte forgiante del mio essere e del mio vivere quotidiano. Ho deciso di acquistare il libro di Dori Ghezzi, Giordano Meacci e Francesca Serafini dopo aver visto "Principe Libero" andato in onda sulla Rai, omaggiando De André; l'ho comprato perché mi sono appassionata, fin da subito, alla sceneggiatura del film e perché, come spesso accade, volevo saperne di più.
"Lui, io, noi" e "Principe Libero" nascono dalla stessa idea di Dori Ghezzi, Giordano Meacci e Francesca Serafini, i quali si sono incontrati a distanza di anni, sfidando il tempo e le sue regole e hanno voluto, in un modo o nell'altro, svelare un Fabrizio più intimo, collegando ogni episodio della sua vita alla nascita di una canzone. 
Li conosco tutti a memoria i versi di De André, ogni singola nota, ogni singolo testo, le sue poesie le ascolto di continuo, ma non conoscevo la storia d'amore più importante della sua vita. In questo libro Dori Ghezzi rivela la parte più profonda di sé e di Fabrizio. 
Spesso, dopo ogni libro, nel momento esatto in cui lo chiudo, mi chiedo: "cosa mi è rimasto?" Da queste pagine ho capito che tutto accade per un disegno già predisposto, perché le casualità esistono, ma nelle coincidenze dobbiamo cercare di trovare sempre il messaggio subliminale, perché è lì che si nasconde la chiave del nostro destino. Se due persone, due anime sono destinate ad incontrarsi, quell'incontro avverrà nonostante tutto e tutti e sarà diverso da ogni altro precedente, perché sarà unico. 
Una storia d'amore che ha dovuto combattere contro i limiti di un'epoca, ma che è riuscita a portare alla ribalda l'insegnamento più autentico, quello di affrontare la vita tenendosi per mano, superando ogni scoglio, anche i momenti più bui, continuando a far vivere l'amore anche dopo la morte. 
C'è una frase che adoro in questo libro ed è : "Perché io ci credo, in questa cosa. Negli incontri che sono fondamentali per te, e ci guidano da un'età all'altra. Io ci credo fermamente. Anche perché ricostruiamo solo poi, no? Quando sono state le scelte, le casualità, le strade che un giorno ti fanno dire dove sei e come ci sei arrivata". 
Vivere e rivivere è questo il senso ultimo di queste pagine, che sono capaci di creare un noi, partendo da un Io e da un Lui, ma continuando a vivere unite per sempre. 

venerdì 6 ottobre 2017

EDUARDO DE FILIPPO E NAPOLI

Eduardo De Filippo, impossibile non conoscerlo, conoscevo molte delle sue opere e delle sue frasi, ma come spesso capita nella vita, non mi ero mai soffermata molto su questo personaggio. Un paio di mesi fa, però, grazie al mio lavoro, ho dovuto studiarlo ed ho iniziato ben presto ad appassionarmi a questo autore così enigmatico. Eduardo De Filippo è una delle personalità più complesse del XX secolo, possiamo affermare che lui è nato a teatro e ci ha vissuto fin dalla sua infanzia, insieme ai fratelli. Un legame costruito dietro le quinte, quello con Peppino e Titina, rispettivamente fratello e sorella, con i quali ha fondato la Compagnia "I fratelli de Filippo". La madre era una sarta e si occupava dei costumi di scena, Eduardo nacque il 24 maggio 1900 da una relazione clandestina tra lei ed Eduardo Scarpetta commediografo dell'epoca.
Da allora, ha vissuto tutta la sua esistenza nei teatri e soprattutto per il teatro. Eduardo amava recitare e amava scrivere ciò che metteva in scena, ma soprattutto aveva un grande amore : Napoli.
Amava la sua città, ne amava gli aspetti più goliardici, quelli meno noti, quelli più autentici, la amava al punto tale da regalarle un grande teatro, che ancora oggi parla di lui : il teatro San Ferdinando.
E Napoli, dal canto suo, continua a parlare di Eduardo De Filippo, ad ogni angolo, ad ogni strada, c'è un frammento che lo ricorda, che fa tornare in mente chi, per Napoli, c'è sempre stato.
Nelle commedie di Eduardo c'è Napoli, c'è Napoli e la sua napoletanità.
Nelle opere teatrali è sempre presente il caffè, servito per tutti anche quando scarseggiava, al quale veniva aggiunta qualche goccia d'acqua in tempi di carestia-
Eduardo De Filippo ha avuto il grande potere di portare la gente a teatro e il teatro tra la gente. I suoi personaggi sono persone comuni, che conducono una vita comune, che parlano in maniera comune. Già, la grande novità che Eduardo riuscì a portare in scena fu proprio questa; i suoi personaggi non parlavano in Italiano, bensì in dialetto, con qualche traduzione simultanea nella lingua nazionale.
Il pubblico, così, si sentì rappresentato da qualcosa o da qualcuno e si avvicino alle rappresentazioni teatrali, perchè a teatro non c'erano più paroloni incomprensibili, ma c'erano loro, le persone semplici, con i loro pregi e i loro difetti. Eduardo De Filippo era uno di loro ed essi continuarono ad essere la linfa vitale delle sue opere.
Magia, amore, tradimenti, pazzia, spontaneità, sono questi gli elementi cardine delle opere di Eduardo, che oggi come ieri riesce a far ridere e riflettere, riesce a stupire e a far innamorare del Vesuvio e di tutto ciò che ci gira intorno.

sabato 9 settembre 2017

QUEL TEMPO SENZA TE DI VALERIA PARISI

Penso che in ogni libro, ognuno di noi ritrovi qualcosa della propria vita vissuta, un'emozione condivisa con l'autore. Penso che la mia amica Valeria Parisi, nel suo primo romanzo, sia stata in grado di narrare, con una prose estremamente scorrevole, la storia di una studentessa fuori - sede. Già, veniamo etichettati così, diventiamo ragazzi fuori - sede, ogni volta che abbandoniamo il nostro paese, per dirigerci verso il luogo prescelto come sede universitaria. 
Non è facile superare i primi step di questa nuova condizione, non è facile confrontarsi con persone diverse da noi e Valeria queste sensazioni riesce a descriverle alla perfezione. Nelle sue parole traspare una nota di ironia, mista, inevitabilmente, a tratti alla malinconia di chi sa che deve costruirsi la propria esistenza altrove, in un altrove che non sempre è definito come noi pensiamo. 
Ci sono legami, però, che ci seguiranno, in qualsiasi luogo andremo; sono i legami familiari, quella famiglia che non ci abbandonerà mai e sono i legami amorosi. L'amore, quello vivo di speranze, quello rincorso, quello che sembra svanire, ma che in fondo non finirà mai, perché la vita è più bella se viene affrontata mano nella mano. 
Non posso non consigliarvi questo gran bel romanzo, buona lettura a tutti voi e buona vita a te Valeria, amica mia. 

venerdì 18 agosto 2017

IL PREMIO OFELIA GIUDICISSI

"Ofelia Giudicissi" avevo già sentito il suo nome qualche anno prima, ma un po' per pigrizia e un po' per non curanza non mi sono mai soffermata a fare qualche ricerca, su chi fosse esattamente o sui cosa avesse scritto
.
Due anni fa, ho riscoperto questo nominativo, l'ho riscoperto quando ho vinto il Premio Letterario Ofelia Giudicissi, edizione 2015, l'ho riscoperto perchè le sue poesie ti riempiono l'anima. 
Ofelia era una donna di cultura, prima di essere una poetessa. Nei suo versi traspare l'amore, l'amore per il Meridione, per la sua terra, per il suo paese, per Pallagorio. Un amore accompagnato da una velata nostalgia, per qualcosa che vorresti rimanesse per sempre con te, per uno stato d'animo che vorresti ti restasse dentro per il resto della tua vita. 
Non c'è modo migliore, per ricordare Ofelia e tenere vivo il suo ricordo, che istituire, appunto, un premio letterario a lei intitolato. 

Il Premio Letterario Ofelia Giudicissi rappresenta, ogni anno, il fulcro delle manifestazioni culturali all'interno del Festival Lule Lule Mace Mace. Un momento di riflessione, un momento di arricchimento, all'interno del quale ognuno riesce a portare con sé qualche frammento di poesia. 
Da quando ho vinto il premio ne sono ospite fisse ed è piacevole constatare come i libri creino unione, come le parole di fede si possano diffondere allo stesso modo di quelle relative alla filologia. 

Durante le edizioni del Premio mi è capitato di assistere a canti arbereshe che tolgono il respiro, a poesie che mozzano il fiato, ad occhi lucidi di ex alunni, giunti lì per ringraziare e rivedere un professore, che ha saputo essere un maestro di vita. 
Indipendentemente da ciò che si desidera fare, indipendentemente da dove si voglia vivere, ci sarà sempre un eco che chiamerà. un legame forte, un nodo fatto di parole antiche e moderne che si mescolano insieme, come i volti di tanti appassionati, come le risate dei bambini, come le parole lette tra gli archi antichi di un paese, che vuole fare delle cultura la sua forza e la sua differenza. 
Ci sono legami che restano, perchè un professore continuerà sempre a guardare i propri alunni con una luce diversa negli occhi, perchè gli occhi di Ofelia continuano a vivere in quelli di suo figlio, che ha saputo rendere il nome di sua madre indimenticabile. 
Noi tutti abbiamo un compito, quello di preservare, preservare ciò che ci appartiene, per poterlo donare a chi verrà, per poterlo rendere immortale, perchè senza cultura non c'è vita. 

giovedì 17 agosto 2017

I 25 ANNI DELL'US PALLAGORIO

La squadra calcistica di Pallagorio compie 25 anni, 25 anni di storia, 25 anni di vittorie, 25 anni di traguardi. 
Si può percorrere questo quarto di secolo ammirando la mostra allestita presso la scuola elementare del centro albanofono. 
E' stato curioso, per me, ammirare le varie foto esposte, cercando di individuare visi familiari, persone conosciute, giovani atleti, che oggi ritrovo adulti. 
E' stato interessante visionare i trofei, non per le vittorie che rappresentano, bensì per l'impegno volutoci a conquistarli. 
Lo sport unisce, e questa è un'affermazione consolidata, sulla quale siamo tutti d'accordo, ma se lo sport è praticato in un paese dove vivono meno di 2000 persone, unisce ancora di più. 
L'US Pallagorio è una realtà sportiva, ma nello stesso tempo è un fulcro di integrazione e aggregazione sociale. E' entusiasmante vedere i bambini, che da quest'anno, grazie all'istituzione della scuola calcio, possono seguire le orme dei propri genitori o dilettarsi a praticare quest'attività semplicemente con passione. 
E' bello vedere i volti sorridenti di chi, all'interno di questa squadra è cresciuto, di chi si riconosce in ogni singolo gol segnato col cuore nelle scarpe. 
E' importante comprendere che in 25 anni possono cambiare tante cose, ma le passioni quelle no, non cambiano mai. 
Un calcio ad un pallone lo possono dare in tanti, ma saper stare sempre uniti, quella, è roba per pochi.
Buon 25esimo compleanno a chi ha creduto in questa sfida, a chi continua a crederci, a chi non si perde neanche una partita, perchè i tifosi solo la linfa vitale dei giocatori, perchè una squadra di calcio può realmente far credere in un sogno.  

mercoledì 16 agosto 2017

RIPARTIAMO DAL GRANO

Un giorno ho letto una frase, che mi ha colpito profondamente : "Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di chi sa fare il pane e riconosce il vento". 
Queste parole mi sono venute in mente quando ho saputo dell'evento organizzato dall'Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche della Calabria, a Pallagorio. Nel corso dell'evento si è parlato della lavorazione del pane, attraverso l'esecuzione di gesti, oramai dimenticati. 
Personalmente, sono cresciuta con i racconti di mia nonna, su come il forno si trasformasse in un luogo di festa, ogni volta che si infornava il pane.
Io non lo so impastare e disconosco questa manualità, che ho visto riprodurre dai bambini, durante questa serata a tema. 
Forse dobbiamo davvero ripartire da qui, forse dobbiamo davvero ripartire dai gesti autentici, dalle piccole cose, dai chicchi di grano, che hanno il colore dell'oro. 
E' una sfida, quella lanciata da Pallagorio, una sfida che porta alla valorizzazione del grano Senator Cappelli, un grano che secondo il sindaco Umberto Lorecchio può creare impresa, un grano che secondo Valerio Caparelli può creare occupazione, un grano che per Caterina Spina, che ha fortemente voluto l'evento, può creare identità.
Bisogna ripartire dalle cose semplici, da ciò che la natura ci offre, per diventare grandi; bisogna ripartire dalle sfumature che connotano e denotano un'identità territoriale, ma anche culturale ed occupazionale. 
Un rilancio di ciò che possiamo fare, di ciò che siamo in grado di fare, di una tradizione antica, come quella del pane, inebriante come il suo profumo e autentica come il suo sapore.

martedì 20 giugno 2017

E domani... La maturità....

Sono passati dieci anni dai miei esami di maturità, proprio così, dieci lunghi anni, è proprio vero che il tempo scorre troppo in fretta... 
Domani molti ragazzi dovranno affrontare gli esami di maturità, alcune delle persone a cui sono più legata nella mia vita, si siederanno in quel banco e si metteranno alla prova, dimostrando ciò che hanno fatto nel corso di questi cinque anni, quanto valgono e come metterlo alla prova. 
Gli esami  sono la prima tappa verso una maturità difficile da affrontare, difficile da afferrare, con la quale non sempre si può competere. Sono il primo passo verso il mondo dei grandi, perchè il loro significato è sapersi mettere in gioco. 
Non sarà il voto del diploma a dire chi sei, non sarà la prima prova a farti comprendere se diventerai uno scrittore, non sarà l'esame orale a stabilire cosa hai studiato nel corso dei cinque anni, ma la maturità rappresenta un nuovo passo, un passo in bilico tra ciò che hai appreso e ciò che apprenderai. 
Con gli esami di stato finisce un ciclo della vita, finisce un periodo, forse il più bello, finisce per sempre un'esperienza e ne inizia un'altra, formata solo ed esclusivamente da te e dal tuo valore. 
La notte prima degli esami arriva per tutti, questa sarà la vostra, godetela fino in fondo ed affrontate serenamente ciò che vi attende, senza ansie e preoccupazioni inutili, perchè tutto quello che è stato realizzato fino ad ora è solo ed esclusivamente merito vostro. E' merito dei vostri impegni, delle vostre insicurezze, di tutte quelle ore trascorse tra filosofi e formule, di tutti quegli esercizi che non davano mai il risultato del libro, di tutte quelle volte in cui vi siete sentiti fieri di voi, di tutti i sorrisi e le complicità tra i banchi, di tutti i posti visti insieme, di tutta quell'allegria che vi caratterizza. 
Buona maturità amiche mie, in bocca al lupo a tutti i maturandi, con l'augurio che possiate avere la vita che desiderate.